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Notizia 07/09/2019

Rizzitelli: 'Spero questa Roma sappia farci riscoprire Fonseca'



Ditegli Roma, lui vi risponderà. Con piacere, competenza ed emozione. Perché Ruggiero Rizzitelli non è solo un ex o l'opinionista della televisione giallorossa, ma prima di qualsiasi altra cosa è un tifoso. Vero, puro, genuino. Al punto, che bellezza, di sapersi ancora emozionare fino alle lacrime, sia nel bene che nel male. Da tifoso, prima ancora che da ex, c'è sembrato giusto sentirlo per cercare di capire che Roma sarà.

Dopo quella deludente dello scorso anno, che Roma ti aspetti?
«Che sappia farci riscoprire Zorro».

Prego?
«Mi spiego. Lo dico con il massimo rispetto, mi auguro di rivedere Fonseca travestito da Zorro, felice come quel giorno che con lo Shaktar aveva battutto il Manchester City».

Te per la verità lo prendesti pure in giro travestendoti con tanto di mascherina dopo che i giallorossi avevano eliminato gli ucraini.
«Sono pronto a restituirgli la mascherina. L'avevo portata già il giorno del derby, l'avessimo vinto gliela avrei restituita. Mi auguro che sappia regalarci una Roma in grado di emozionarci. Se poi vorrà travestirsi in un'altra maniera, andrà bene lo stesso».

Che idea ti sei fatto di Fonseca?
«Positiva. Mi piace l'idea di costruire una Roma ambiziosa, offensiva, sfacciata. Spero gli sia dato il tempo».

A Roma, come sai, di tempo un allenatore non ne ha mai tanto.
«Vero. Sarà fondamentale ottenere in fretta risultati positivi per provare a mettere in atto compiutamente l'idea di calcio che ha il tecnico portoghese. Dovrà conoscere in fretta il nostro campionato e le squadre avversarie, altrimenti sarà più complicato».

Qual è la prima cosa che deve mettere a posto?
«L'equilibrio della squadra. Senza quello non si va da nessuna parte. Vale per tutti. Guardate il Napoli. Si diceva che con Manolas e Koulibaly non avrebbe preso gol, ne ha incassati sette in due partite. Fonseca dovrà lavorare sugli equilibri, se ci riuscirà, ci divertiremo. Io credo che abbia tutto per riuscirci».

Quindi è positivo il tuo giudizio sul mercato portato avanti dalla società?
«Fino a due-tre giorni dalla chiusura, ero piuttosto perplesso, soprattutto perché la Roma mi sembrava una squadra di Under 21, troppo giovane insomma per poter competere ai massimi livelli. Poi, però, con gli arrivi di Smalling, Kalinic e Mkhitaryan, le cose si sono sistemate perché con quei tre sono arrivate anche esperienza e qualità».

L'armeno può essere il giocatore che entra nel cuore dei tifosi e che fa la differenza?
«Assolutamente sì. Detto che a Roma per entrare nel cuore della gente l'importante è che un giocatore dia tutto in campo, l'armeno ha qualità tecniche importanti, è uno che in fase offensiva può garantirti tantissimo, sia come ultimo passaggio, sia come gol».

Chi altro ti intriga dei nuovi arrivati?
«Tutti per la verità. Ma se devo fare un altro nome, azzardo quello del francese Veretout. È un giocatore che mancava nella rosa della Roma».

In che senso?
«È un centrocampista che fa verticalizzare e che cerca sempre di rubare il pallone. Non ha paura a mettere la gamba e, nello stesso tempo, ha le qualità per dettare tempi e geometrie di gioco».

Anche in porta ci sembra che sia stato fatto un salto di qualità.
«Certo, considerando che la stagione passata di Olsen non è stata certo un successo. Pau Lopez mi sembra un estremo difensore giovane ma già esperto, buon senso della posizione tra i pali e bravo con i piedi, elemento che ormai è diventato indispensabile per un numero uno. In più è uno che parla tantissimo e questo è un aspetto fondamentale che nell'ultimo campionato è stato probabilmente un po' sottovalutato».

Smalling è l'uomo giusto nel posto giusto?
«Penso di sì, ma lo dovrà dimostrare in campo. Viene da un campionato competitivo come la Premier che è molto diversa dalla nostra serie A. Mi è piaciuto come si è presentato, potrà essere un punto fermo della squadra».

Invece dai giocatori che sono rimasti da chi ti aspetti un salto di qualità?
«Da tutti. Perché, siamo sinceri, sono tutti o quasi reduci da una stagione non proprio positiva».

Anche Zaniolo?
«È ancora giovanissimo, ha fatto vedere per qualche partita di essere un prospetto di campione, poi si è un po' fermato. Ora ha bisogno di confermarsi ad alto livello. Mi sembra che lo abbia capito, vicino all'armeno e dietro a Dzeko, possono garantire qualità, fisicità e gol, a patto ovviamente che vengano supportati da tutto il resto della squadra».

Non c'è il rischio che due giocatori per ruolo creino più problemi che vantaggi?
«Questo magari può capitare alla Juventus dove sono tutti titolari e chi rimane fuori non è contento. Alla Roma, invece, la competitività interna costringerà tutti a dare il massimo per poter essere sicuri di avere una maglia da titolare».

È una Roma che può puntare alla Champions?
«Sì, anche se a disposizione sulla carta c'è soltanto un posto».

Juventus, Napoli e Inter sono fuori portata?
«La logica mi consiglia a rispondere di sì, poi sarà il campo a farci capire meglio. Per la Roma dal terzo posto in su sarebbe un trionfo, soprattutto ricordando quello che è successo nella passata stagione che è stata molto deludente».

Con chi i giallorossi dovranno giocarsi il quarto posto in classifica?
«Lazio, Milan ed Atalanta, ma attenzione anche al Torino che non avrà gli impegni europei visto che è stato eliminato. La Lazio tra le avversarie è quella che può partire da una conoscenza tra i giocatori che può essere importante. È uno dei motivi per cui, nel momento che è stato stilato il calendario, ho preso male il fatto che il derby si sarebbe giocato alla seconda giornata. Loro erano pronti, la Roma è ancora da fare».

Dopo oltre venticinque anni sarà la prima stagione senza Totti e De Rossi.
«Mi dispiace tantissimo. Parlo da tifoso, gli addii di due bandiere così hanno lasciato un vuoto difficile da colmare. Ma il calcio è anche questo, bisogna saper guardare avanti sperando, prima o dopo, di trovare un altro Totti o un altro De Rossi. Anche se nel calcio di oggi la vedo una cosa molto difficile».

Come si può colmare questo vuoto?
«Pensando che c'è la Roma e che continuerà a esserci. I primi a esserne contenti sarebbero Totti e De Rossi».







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